Aglianico di Taurasi (10 pz)

Codice prodotto: BAP0005
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Aglianico di Taurasi (10 pz)

Porta innesto 1103P - K5BB - S04 - 140RU - 420A (Verrà inviato il porta innesto disponibile al momento)

Di origine antichissima, introdotti in Campania dalla Grecia, andarono successivamente diffondendosi in Basilicata ed in Puglia.

  • Caratteri ampelografici: si coltivano generalmente due popolazioni diverse, una nella zona del Taurasi ed una nel Vulture, spesso però le loro caratteristiche differenziali dipendono dalle diverse condizioni ambientali. Germoglio aperto, cotonoso, verde o giallo bronzato. Foglia medio-piccola, pentagonale trilobata o pentalobata con seno peziolare a V chiuso. Grappolo piccolo o medio, cilindrico semplice o alato, mediamente compatto. Acino medio-piccolo sferico; buccia pruinosa. Il Taurasi si differenzia dal Vulture per la minore vigoria, per il grappolo tendente al cilindrico con, a volte, leggera acinellatura e per l’acino leggermente più piccolo.
  • Attitudini colturali: vitigno di buona vigoria, tralcio lungo, robusto, ad internodi medi, vegetazione con portamento eretto ed equilibrato. Nelle zone classiche di coltura ad altitudini di 300-500 m sul livello del mare preferisce terreni sciolti e ben esposti; nelle zone più calde si adatta ai diversi tipi di terreno.
  • Allevamento e potatura: nei climi caldi si adatta ad ogni forma di allevamento e potatura; nei climi più freddi dell’area di coltura sono indicate le forme a controspalliera, con tralci ben proporzionati attraverso oculate operazioni a verde. Queste operazioni consentono di evitare gli attacchi di botrite al grappolo e di ottenere una buona lignificazione dei tralci ed un prodotto perfettamente maturo.
  • Epoca di germogliamento: precoce.
  • Epoca di maturazione: tardiva.
  • Produzione: media e costante.
  • Sensibilità alle malattie e alle avversità: sensibile alla botrite ed al marciume acido nei climi più piovosi ed umidi. Soffre la siccità prolungata.
  • Potenziale enologico: dà vino di colore rosso rubino intenso, di sapore fresco, fruttato, con ottimo profilo aromatico e polifenolico, di corpo, armonico. Invecchiato acquista in finezza sprigionando profumi delicati tanto da divenire un vino aristocratico ai più alti livelli dei classici vini italiani. Ottime la dotazione antocianica, la struttura e la componente aromatica rappresentata da intensi sentori di fruttato maturo, frutti rossi e fenolo-cuoio. Adatto per il lungo invecchiamento.

Cloni in moltiplicazione: Aglianico (biotipo Taurasi) VCR2, VCR7, VCR13, VCR23, VCR103, VCR106, VCR109, VCR111, AV02, Aglianico del Vulture VCR11, VCR14.

SUPERFICIE COLTIVATA IN ITALIA
ANNO       1970     1982     1990      2000    2010
ETTARI     15.529  15.011   13.028   9887   11.030

OPERAZIONI PER L'IMPIANTO DEL VIGNETO

  • SCASSO

    Eseguire questa lavorazione sempre con terreno asciutto.

    A) su terreno a seminativo è sufficiente ripper + aratura

    B) su terreno di reimpianto eseguire lo scasso con escavatore e pulire al massimo le vecchie radici. Se la coltura precedente era vigneto è buona norma lasciare il terreno a riposo per almeno tre anni (dopo lo scasso). Questa procedura rappresenta una valida possibilità di difesa contro i nematodi del terreno.

  • CONCIMAZIONE DI FONDO

    Utilizzare organici e qualora sia un reimpianto Calciocianammide. Questo concime svolge un azione protettiva a favore del terreno e della coltura, specialmente contro i funghi.

  • MESSA A DIMORA DELLE BARBATELLE

    L'impianto va realizzato con terreno in tempera. Il punto d'innesto deve stare 8-10cm fuori terra. Evitare di rasare le radici. Quanto è possibile, mettere a contatto con le radici sabbia e/o torba (la radice teme l'asfissia, mentre necessita di una micro ossigenazione). Non concimare mai in modo localizzato (vicino alle radici). Non irrigare mai le barbatelle prima dell'estate.

  • LAVORAZIONI PRIMAVERILI

    Al germogliamento bisogna riscaldare il prima possibile l'apparato radicale. Si procede nel lavorare il terreno ripetutamente ogni 7/10 giorni a profondità sempre maggiore (fini a 20 cm), tenendo conto dell'umidità del terreno. Quando l'apice del germoglio inizia a crescere, ci dice che l'apparato radicale sta funzionando. Solo allora possiamo smettere di arieggiare il terreno. Spesso viene confusa la mancata crescita dovuta ad un eccesso di acqua con una carenza idrica. Cosi si ricorre ad innaffiature che sono costose, inutili o addirittura peggiorative.

  • CURE PRIMAVERILI

    Proteggere la vegetazione dalla Peronospora. Ad ogni trattamento aggiungere del concime fogliare a base di azoto (N) e ferro (Fe). Non effettuare nessuna concimazione radicale.

  • CURE ESTIVE

    Continuare la difesa peronosporica sospendendo l'aggiunta del concime fogliare. Questa difesa va rafforzata a fine estate e va continuata fino all'arresto della crescita della vegetazione. La peronospora di Settembre/Ottobre è distruttiva, fino a portare a morte tutta la pianta (qualora non avesse lignificato). Nella barbatella mancando i grappoli, la lignificazione avviene a fine ciclo vegetativo.

  • VISITA TECNICA

    Se dopo aver applicata questa procedura persistono anomalie incomprensibili, contattate tempestivamente un agronomo o il servizio tecnico VCR prima di effettuare procedimenti arbitrari che potrebbero essere non idonei, costosi e/o peggiorativi.

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